Nel 2026, per la prima volta in 149 anni di storia dei tornei del Grande Slam, nessun giocatore arriverà alle semifinali con il rovescio a una mano, secondo una statistica recentemente diffusa.
Il colpo, reso celebre da leggende come Don Budge, Ken Rosewall, Stefan Edberg, Roger Federer e Stan Wawrinka, è oggi praticato da soli tre professionisti: Lorenzo Musetti, Stefanos Tsitsipas e Denis Shapovalov.
Nel tennis contemporaneo, sempre più veloce e fisico, il rovescio a una mano richiede una forza di polso eccezionale, una rapidità di braccio e un notevole coraggio. Pur garantendo angoli più ampi e un’estensione maggiore, oggi il controllo e la potenza sono considerati prioritari, per questo il colpo è quasi scomparso dalle scuole di formazione. Federer ha ammesso di aver consigliato a suo figlio di giocare a due mani, osservando che un tempo il 90 % dei coach lo insegnava a una mano, mentre ora è più semplice introdurlo a due.
Tsitsipas ha spiegato che il rovescio a una mano richiede una tecnica impeccabile e un gioco di gambe eccellente, mentre con due mani è più facile correggere gli errori in tempo reale. Già nel 1969 tutti i semifinalisti dei quattro Slam usavano il rovescio a una mano; nel 2000 Pete Sampras era l’unico a mantenerlo in alcune semifinali, e la tendenza è continuata a declinare fino alla recente pensione di Wawrinka, che ha chiuso l’era dei vincitori di Slam con questo colpo.
Nonostante il declino, rimane una scintilla di speranza: la giovane austriaca Lili Tagger, monomane convinta, ha vinto una scommessa con il suo primo maestro e ora è seguita da Francesca Schiavone, campionessa di Slam con il rovescio a una mano.
L’articolo richiama l’immagine di un’epoca ormai lontana, ma sottolinea che il futuro del rovescio a una mano potrebbe ancora trovare nuovi protagonisti.
Fonte originale: tennisitaliano.it

