Novak Djokovic ha trionfato a Pechino aggiudicandosi il suo 102° titolo, dimostrando ancora una volta la capacità di superare le critiche legate a presunti eccessi di impegni e a una crescente incidenza di infortuni nel circuito.
Il torneo ha visto numerosi ritiri, un fenomeno che l’autore attribuisce non tanto al calendario fitto, quanto alla difficoltà di gestire una stagione ricca di appuntamenti nonostante la presenza di preparatori, nutrizionisti e altri specialisti. Anche con questi supporti, gli atleti continuano a subire infortuni, un paradosso rispetto ai tempi in cui i giocatori viaggiavano quasi da soli.
Secondo l’articolo, la responsabilità non ricade sui giocatori, che scelgono liberamente di iscriversi, ma su chi organizza il tennis, che dovrebbe intervenire su superfici, racchette e palline. Si cita anche il confronto storico tra Borg e l’ex campione olimpico Guy Drut per sottolineare che la forza fisica non è un elemento nuovo.
Il commentatore osserva una disparità di atteggiamenti del pubblico: Wawrinka è stato sostenuto nonostante la mancanza di vittorie recenti, mentre Djokovic è spesso oggetto di critiche. Si spera però in un ritorno di Jannik Sinner, in una ripresa di Carlos Alcaraz, in un miglioramento di Ben Shelton e nell’emergere di nuovi talenti junior.
L’articolo originale è pubblicato su Il Tennis Italiano.
Fonte originale: tennisitaliano.it

